Quando si parla di terza e quarta età, una delle parole chiave è spesso fragilità: una condizione che coinvolge sia il corpo sia la sfera psicologica. L’energia fisica diminuisce, la memoria può diventare meno efficiente e le emozioni più intense, aumentando la vulnerabilità della persona.
C’è chi riesce a vivere la vecchiaia mantenendo una buona autonomia e condizioni di salute soddisfacenti, ma per molti arriva un momento in cui l’assistenza domiciliare non è più sufficiente. È qui che entrano in gioco le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), strutture nate per offrire protezione, cure continuative e sicurezza alle persone non più autosufficienti.
Ma cosa significa davvero vivere in una RSA per un anziano? E in che modo la musicoterapia per anziani può contribuire a migliorarne la qualità della vita?
L’ingresso in RSA: tra vissuto di lutto e ricerca di sicurezza
L’ingresso in una struttura residenziale rappresenta un passaggio delicato e profondo. Per l’anziano significa lasciare la propria casa, le abitudini di una vita e parte della propria autonomia. Può essere vissuto, a tutti gli effetti, come un’esperienza di lutto.
D’altra parte, il lutto fa parte dell’esistenza umana: basti pensare che la maggior parte delle persone adulte affronta nel corso della vita la perdita dei propri genitori.
Dopo il disorientamento iniziale, tuttavia, l’ingresso in RSA non viene necessariamente vissuto in modo negativo. In molti casi può contribuire a migliorare alcuni aspetti della qualità della vita dell’anziano:
- Sicurezza domestica e igienica: a casa, l’assistenza, spesso affidata a un solo familiare o caregiver, può diventare complessa dal punto di vista igienico, alimentare o della sicurezza, ad esempio quando l’anziano dimentica il gas acceso o non chiude la porta.
- Uscita dall’isolamento: come esseri sociali, abbiamo bisogno di relazioni. A casa l’anziano può rischiare una condizione di forte solitudine; in RSA, pur con le inevitabili simpatie e antipatie verso operatori e altri ospiti, entra invece a far parte di una comunità.
Oltre la cura fisica: l’importanza degli interventi non farmacologici
Accade ancora che alcune strutture concentrino la cura dell’anziano soprattutto sulla dimensione igienica, alimentare e farmacologica. Si tratta però di una visione limitante.
Se la salute fisica è essenziale, lo sono altrettanto il benessere psicologico, emotivo e relazionale della persona. Gli interventi non farmacologici, tra cui la musicoterapia in RSA, possono contribuire a preservare dignità, relazione e qualità della vita.
Accompagnare al congedo: l’ascolto prima della stimolazione
Nelle RSA gli ospiti possono presentare quadri complessi caratterizzati da fragilità motorie, malattie croniche, sintomi depressivi o decadimento cognitivo, come nel caso della malattia di Alzheimer e di altre forme di demenza.
Oggi esiste spesso la tendenza, talvolta eccessiva, a voler stimolare l’anziano a tutti i costi, contrastando l’inattività attraverso un’allegria forzata. Sostenere il tono dell’umore è importante, ma prima ancora di “fare” occorre porsi in ascolto.
L’anziano si trova nella fase finale della vita e il congedo dall’esistenza è un processo strettamente personale:
- c’è chi, fino all’ultimo giorno, desidera mantenere vivo l’interesse per il mondo;
- c’è chi sente invece il bisogno di lasciar defluire gradualmente la propria vitalità, distaccandosi e allentando la tensione affettiva per soffrire meno.
Non possiamo e non dobbiamo cambiare la modalità con cui una persona affronta questo passaggio: dobbiamo rispettarla e accompagnarla. La nostra presenza serve a non farla sentire sola e ad aiutarla a riconoscersi nella parte più profonda di sé.
In questo senso, un percorso di musicoterapia con gli anziani può offrire un canale privilegiato di ascolto, relazione ed espressione.
Cosa può fare la musicoterapia per anziani in RSA?
Fare musica, anche semplicemente cantando o accompagnando un ritmo con un piccolo strumento a percussione, può coinvolgere contemporaneamente la sfera sensomotoria, cognitiva e affettiva.
Gli obiettivi principali della musicoterapia per anziani in questo contesto sono:
- promuovere la riabilitazione e la stimolazione motoria;
- preservare le capacità mnemoniche e l’identità personale;
- migliorare il tono dell’umore e contenere l’ansia;
- offrire un canale di comunicazione e socializzazione.
1. Movimento e neuroscienze: il caso del Parkinson
L’uso della musica nella riabilitazione motoria e post-ictus trova oggi importanti riscontri nell’ambito delle neuroscienze.
Nel morbo di Parkinson, ad esempio, l’ascolto di un ritmo ben scandito, associato al lavoro del caregiver, può offrire al cervello una “struttura temporale prevedibile”. Questo può aiutare a programmare la ripetizione del movimento e il reclutamento delle unità motorie.
Un ritmo adeguato, insieme al coinvolgimento emotivo, può aiutare persone affette da rigidità o freezing motorio ad alzarsi con maggiore facilità, camminare in modo più fluido e ridurre i blocchi del movimento.
La musicoterapia nelle persone affette da Parkinson può quindi inserirsi in un lavoro volto a sostenere l’attività motoria, particolarmente importante nelle RSA, dove preservare il movimento significa contribuire anche al mantenimento delle capacità cognitive.
2. Memoria, identità e il concetto di ISO
Quando si parla di memoria nell’anziano, il pensiero va spesso alla malattia di Alzheimer. Il rapporto tra musicoterapia e Alzheimer è particolarmente significativo perché la musica è strettamente collegata alla memoria autobiografica.
- Canzoni e melodie della giovinezza possono riattivare ricordi sensoriali legati a profumi, volti, luoghi e sapori, insieme alle emozioni associate a quelle esperienze.
- La musica conosciuta può coinvolgere aree cerebrali che tendono a conservarsi più a lungo nel corso della malattia. Per questo una persona che non ricorda il nome dei propri familiari può, in alcuni casi, riuscire ancora a cantare una canzone della giovinezza ricordandone le parole.
La musicoterapia per anziani con Alzheimer può quindi valorizzare elementi della memoria che restano accessibili anche quando altre capacità cognitive risultano compromesse.
Questo fenomeno si collega al concetto di ISO, Identità Sonora, cioè l’insieme delle energie sonoro-musicali e dei suoni interiorizzati dalla gravidanza fino alla fine della vita, che contribuiscono a formare la struttura profonda della persona.
Ricorrere all’ISO musicale dell’anziano significa valorizzarne l’unicità e rafforzare la continuità della sua storia personale.
La presa in carico del paziente con Alzheimer
Il malato di Alzheimer può vivere la dolorosa consapevolezza di “perdere dei pezzi”. Viene compromessa prima la memoria a breve termine e successivamente quella a lungo termine, mentre possono rimanere più a lungo accessibili la memoria arcaica e il linguaggio non verbale.
Di fronte alla progressiva perdita dei riferimenti della realtà, il paziente cerca spesso di compensare attraverso comportamenti come il wandering, cioè il vagabondaggio, o forme di delirio compensativo.
Nell’ambito della musicoterapia e anziani con decadimento cognitivo, l’atteggiamento non dovrebbe essere quello di contrastare continuamente il delirio o contenere a tutti i costi il bisogno di muoversi, ma piuttosto quello di entrare nel mondo della persona, accogliendone e validandone le percezioni sensoriali e corporee.
Alcune indicazioni metodologiche fondamentali
- Lavoro con la famiglia: è essenziale collaborare con i familiari per ricostruire l’ISO musicale del paziente e, quando possibile, coinvolgerli direttamente nelle sedute.
- La coppia terapeutica: è consigliabile lavorare in compresenza di due operatori o terapeuti per gestire la frustrazione e la fatica relazionale e prevenire il burn-out.
- L’importanza del setting individuale: in alcuni casi il gruppo può aumentare la dispersione del paziente con demenza, che può invece beneficiare di un’attenzione più diretta e personalizzata.
- Consapevolezza della perdita del desiderio: nelle fasi avanzate il paziente può mostrare una progressiva perdita di slancio e desiderio. Il terapeuta deve esserne consapevole per orientare correttamente le aspettative ed evitare un vissuto di impotenza.
Musicoterapia e qualità della vita in RSA
La musicoterapia per anziani all’interno delle RSA non rappresenta un semplice intrattenimento, ma una disciplina clinica e relazionale capace di coinvolgere la persona sul piano motorio, cognitivo, affettivo e sociale.
Che si tratti di un intervento individuale finalizzato al sostegno motorio o di un’attività musicale condivisa per favorire la socializzazione, la musica permette all’anziano di far sentire la propria voce.
In una fase della vita caratterizzata da numerose perdite, la musica può diventare un filo capace di ricucire frammenti della memoria, mantenere viva l’identità e far sentire la persona ancora intera, ascoltata e accolta.
Scopri i percorsi di formazione dedicati alla musicoterapia e approfondisci come la musica può sostenere ascolto, relazione e benessere anche nella terza età.
ArpamagicA

Iscriviti alla Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter per ricevere aggiornamenti
Sempre informati sulle ultime novità, sui nostri docenti, sugli eventi, su tutte le iniziative e molto altro ancora…scrivi alla nostra Email. I campi contrassegnati con * sono obbligatori.