• 31 Luglio 2026

Nelle scuole dell’infanzia è sempre più frequente incontrare bambini con bisogni educativi speciali, tra cui quelli legati ad ADHD e autismo. Queste condizioni possono influire sull’attenzione, sulla comunicazione, sulle relazioni e sulla partecipazione alla vita scolastica.

Per comprenderle non basta però una lettura esclusivamente clinica: è necessario considerare anche il contesto sociale, culturale ed educativo nel quale le difficoltà vengono riconosciute e affrontate.

Nel caso dell’autismo, il suono e la musica possono offrire un canale di comunicazione diverso da quello verbale. Il contributo di Rolando Benenzon mette infatti in evidenza come l’ascolto, il ritmo e le espressioni sonore possano favorire l’apertura di nuove possibilità relazionali. È in questa prospettiva che si inserisce il rapporto tra musicoterapia e autismo, centrale nell’approccio di ArpamagicA.

Il suono come canale di relazione

La musicoterapia Benenzon utilizza il suono e la comunicazione non verbale come strumenti per entrare in relazione con la persona.

Secondo Benenzon, ogni bambino presenta modalità percettive e comunicative differenti. Per questo, nell’incontro musicoterapico, è fondamentale osservare le reazioni ai suoni, rispettare i tempi individuali e riconoscere i segnali attraverso cui il bambino entra in contatto con l’altro.

La sensibilità verso la musica, presente in alcuni bambini autistici, può diventare un punto di partenza per favorire ascolto, condivisione e comunicazione.

ADHD: disattenzione, impulsività e iperattività

L’ADHD è un disturbo neuropsichiatrico dell’età evolutiva caratterizzato da disattenzione, impulsività e iperattività motoria.

La diagnosi non è immediata, perché irrequietezza e impulsività possono essere comuni durante l’infanzia. Si parla di disturbo da deficit di attenzione e iperattività quando questi comportamenti sono persistenti, compaiono in più contesti e interferiscono con le relazioni, il gioco e l’apprendimento.

Nell’approccio di ArpamagicA, l’osservazione di queste difficoltà si accompagna all’attenzione per il modo in cui il bambino risponde al suono, al ritmo e al movimento.

Le principali caratteristiche dell’ADHD

I bambini con ADHD possono avere difficoltà a restare fermi, seguire una conversazione, ricordare indicazioni o sostenere attività prolungate. Possono però concentrarsi intensamente su ciò che suscita il loro interesse.

Anche il gioco di gruppo può risultare complesso, soprattutto quando richiede il rispetto delle regole e il controllo delle reazioni. Richiami frequenti e insuccessi possono inoltre generare frustrazione e bassa autostima.

In questo contesto, la musica può offrire uno spazio diverso da quello verbale, nel quale ascolto, alternanza e movimento diventano occasioni di espressione e relazione.

ADHD a scuola e nelle diverse fasi della crescita

In età prescolare possono prevalere iperattività, crisi di rabbia e disturbi del sonno. Tra i 6 e i 12 anni emergono soprattutto le difficoltà cognitive e scolastiche.

L’ADHD a scuola può manifestarsi attraverso problemi di attenzione, difficoltà nel completare le attività e relazioni complesse con compagni e insegnanti.

Durante l’adolescenza l’iperattività fisica può trasformarsi in irrequietezza interiore, mentre in età adulta possono permanere difficoltà nella concentrazione, nell’organizzazione e nelle relazioni.

I percorsi di ArpamagicA approfondiscono il possibile impiego della musica nei contesti educativi, con particolare attenzione all’ascolto, alla concentrazione e alla relazione.

Il disturbo dello spettro autistico

Il disturbo dello spettro autistico comprende manifestazioni molto diverse da una persona all’altra.

I primi segnali possono comparire già nel primo anno di vita e riguardare il contatto visivo, la condivisione emotiva e la capacità di seguire lo sguardo o i gesti dell’altro.

Le difficoltà possono interessare soprattutto la comunicazione e le relazioni, mentre il linguaggio e le capacità cognitive possono variare notevolmente.

Quando il linguaggio verbale è limitato, il suono, il ritmo e il silenzio possono assumere un valore particolare come possibili forme di contatto.

Sensibilità agli stimoli e percezione dei dettagli

Molti bambini autistici mostrano una sensibilità particolare a rumori, luci e contatti fisici. Alcuni comportamenti di agitazione o evitamento possono quindi derivare da un ambiente percepito come troppo intenso.

Questo aspetto è importante soprattutto nell’autismo a scuola, dove la presenza di molti stimoli può provocare sovraccarico.

Anche il suono deve essere utilizzato con attenzione: nella musicoterapia viene calibrato sulle reazioni, sulla sensibilità e sui tempi del bambino.

Alcuni bambini tendono inoltre a concentrarsi sui singoli dettagli e possono avere difficoltà a cogliere il significato complessivo di una situazione o di un gesto.

La visione di Rolando Benenzon

Un contributo significativo al rapporto tra musicoterapia e autismo è stato offerto dal professor Rolando Benenzon, che sottolinea come non esistano due bambini autistici uguali.

Nella sua prospettiva, alcuni comportamenti possono essere letti come espressione di uno “psichismo fetale”, legato simbolicamente alla vita prenatale. Tra questi rientrano la tendenza all’isolamento, la ricerca di spazi protetti, il benessere nell’acqua, la preferenza per alimenti liquidi o semiliquidi, la persistenza del riflesso di Moro e tempi di risposta agli stimoli prolungati o irregolari.

Secondo Benenzon, il canale uditivo può risultare in alcuni casi più accessibile di quello visivo. La sensibilità verso i suoni e la musica può quindi favorire l’apertura di nuove possibilità comunicative, purché gli stimoli sonori siano proposti nel rispetto delle reazioni e dei tempi del bambino.

Musicoterapia e autismo: il suono come relazione

La musicoterapia Benenzon si basa sull’utilizzo del suono e della comunicazione non verbale come strumenti per entrare in relazione con la persona.

Nell’ambito della musicoterapia e autismo, la particolare sensibilità musicale osservata in alcuni bambini può offrire un canale diverso da quello verbale. I suoni percepiti possono lasciare tracce nella memoria e contribuire gradualmente all’apertura di nuove possibilità comunicative.

Suoni, ritmi e silenzi devono però essere utilizzati nel rispetto delle caratteristiche individuali, della sensibilità agli stimoli e dei tempi di risposta del bambino.

Comprendere ADHD e autismo significa riconoscere che ogni bambino presenta bisogni e modalità relazionali differenti. L’osservazione, l’ascolto e la collaborazione tra famiglia, scuola e professionisti sono quindi fondamentali per costruire percorsi adeguati alla persona.

Scopri i percorsi di ArpamagicA dedicati alla musicoterapia e al Modello Benenzon per approfondire il ruolo del suono nella relazione.

ArpamagicA
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