La musica è un bene universale di tutta l’umanità.

I musicisti sono professionisti che hanno fatto della musica la loro professione e “donano” il proprio mondo interiore attraverso il linguaggio musicale  come gli scrittori lo fanno attraverso il linguaggio letterale.

Sia la musica sia il linguaggio verbale e la scrittura sono patrimonio di tutti, a vari livelli e per i più svariati scopi e possono essere usati in modo eccellente anche da chi non è professionista.

La musica è un linguaggio.

L’essere umano inizia ad apprendere la lingua madre ascoltandolo ancor prima di nascere, poi imitando fonemi, poi frammenti di parole, poi assemblando vocaboli che contengono un significato semantico,  dopo anni inizia la conoscenza dei codici di lettura e scrittura.

Crescendo arricchirà la complessità del linguaggio che esprimerà sia verbalmente sia attraverso la scrittura.

L’apprendimento della lingua inizia con un lungo apprendistato attraverso l’ascolto ed in seguito l’imitazione.

Si inizia a leggere e scrivere quando ormai si possiede la capacità di esprimersi e comunicare.

L’apprendimento tradizionale del linguaggio musicale, soprattutto nei conservatori inizia con la lettura del pentagramma senza una precedente e sufficiente esperienza di ascolto, d’imitazione e di espressione/creazione del pensiero musicale.

Inoltre, da un punto di vista sensoriale, iniziando dalla lettura del pentagramma, si attivano soprattutto gli occhi per la lettura e l’orecchio rimane meno attivo: l’ascolto e il pensiero musicale rimangono sullo sfondo.

Una dattilografa (ormai obsoleta figura professionale) avrebbe potuto battere correttamente sulla macchina da scrivere tutta la Divina Commedia, senza prendere  contatto con  il contenuto e con la musicalità delle rime e della poesia, specialmente se sottoposta allo stress della consegna del lavoro in tempi brevi.

Spesso gli studenti di musica subiscono questa frustrazione, sono costretti a “digitare” le note mentre vorrebbero nutrirsi dei contenuti artistici del brano che vengono lasciati in secondo piano. L’armonia, l’interpretazione, l’improvvisazione, la composizione, vengono prese in considerazione dopo anni e anni di studio, quando invece dovrebbe essere sin dall’inizio il nutrimento artistico quotidiano del musicista.